RICCARDO MANDELLI attraverso la sua produzione più importante

Un'organizzazione internazionale di biscazzieri, che comprende parenti di sangue di sovrani e capi di Stato europei, cerca di impiantare casinò in tutta la nostra penisola con l'appoggio di un uomo politico che ha rivestito le più alte cariche istituzionali. E siamo solo all'inizio, alla cosiddetta belle epoque. Quando scoppia la guerra, un capo del governo affiliato alla mafia costruisce una grande casa da gioco a scopo di spionaggio. Finito il conflitto, il suo gestore diventa uno dei principali sponsor del nuovo movimento politico che si oppone al "contagio" sovietico delle masse proletarie. A tirare i fili senza apparire sulla scena, nell'industria dell'azzardo e nella politica, è la più importante banca del paese. A questo punto saremo meno sorpresi di scoprire che dietro al delitto Matteotti, che ha consegnato il nostro paese a vent'anni di dittatura fascista, svolgono un ruolo fondamentale gli affari che uniscono gli uomini del governo con industriali, faccendieri e tenutari di bische. L'era di Mussolini finisce, ma la strada degli intrecci finanziari, politici e criminali che caratterizzano le maggiori vicende storiche nazionali del secondo dopoguerra è ormai spianata. Caduto il Muro, la parentela originaria tra capitalismo e gioco d'azzardo torna evidente, dividendo il mondo tra chi sta dalla parte del banco e chi è costretto a elemosinare i gettoni della speranza.






 Perché è stato ucciso Giacomo Matteotti? L'ipotesi più accreditata indica nell'incendiario discorso antifascista tenuto alla Camera la causa più probabile. Un'ipotesi diversa, che ha accumulato ormai tanti indizi da essere diventata quasi una certezza, riguarda invece la serie di "affari sporchi" su cui Matteotti stava indagando, affari che coinvolgevano uomini di governo e lo stesso fratello di Mussolini: residuati bellici, concessioni petrolifere e gioco d'azzardo. A ridosso del rapimento, il 10 giugno 1924, quasi nessuno indicava la pista del delitto politico. I giornali di tutto il paese puntavano il dito sul nuovo quotidiano fiancheggiatore, il "Corriere Italiano", crocevia di tangenti e di finanziamenti occulti per il partito. Ma c'era un problema: il fascismo stava facendo affari con i massimi livelli del sistema finanziario nazionale, e colpire il duce significava coinvolgere la più grande banca del paese, che a sua volta era un'importante articolazione del capitalismo internazionale. E soprattutto questa copertura che ha permesso a Mussolini di salvarsi. La stessa che ha impedito di accertare la verità anche dopo la caduta del regime, quando le forze finanziarie coinvolte nella morte di Matteotti diventarono protagoniste della rinascita repubblicana. Il mito dell'eroe che tutto aveva sacrificato in nome dei suoi ideali poteva e doveva bastare alla nuova Italia.







  Al casinò con Mussolini è il punto di arrivo di una vasta ricerca sull'industria dell'azzardo e sugli ambienti finanziari, politici e culturali da cui questa traeva linfa nei primi decenni del secolo scorso. La documentazione restituita dagli archivi fornisce risultati sorprendenti, talvolta sconcertanti. Scelto un osservatorio privilegiato come Sanremo, la traccia si lascia seguire negli intrighi spionistici della prima guerra mondiale, nell'oscura gestazione del fascismo e nell'ambiguo atteggiamento del regime verso le forze che controllavano su scala internazionale il business della roulette. Prima di essere rapito e ucciso, Giacomo Matteotti stava indagando sugli ultimi decreti legge emanati da Mussolini, che riguardavano le concessioni petrolifere e la liberalizzazione del gioco d'azzardo. E intorno agli affari legati ai due decreti ruotarono le ipotesi subito avanzate dai giornali per spiegare la sua scomparsa; solo più tardi prese piede la versione che fosse stato assassinato a causa della coraggiosa denuncia di brogli e violenze elettorali fasciste. Il libro ricostruisce lo sfondo del delitto che ha consegnato il paese a venti anni di dittatura e che rappresenta quasi l'archetipo di tutti i misteri irrisolti della sua storia. La morte di Matteotti è però solo la più tragicamente famosa tra quante costellano un lungo cammino in cui si affiancano progetti politici, finanziari ed esoterici, senza che spesso sia possibile decifrare l'ordine di precedenza







Il 20 maggio 1923, in treno e sotto scorta, l'ultimo sultano-califfo dell'Impero ottomano arriva a Sanremo e si installa, per quella che crede la parentesi di un breve esilio, nella villa già abitata da Alfred Nobel. Maometto VI coltiva la speranza di tornare in patria da vincitore e attende il crollo di Mustafa Kemal, il generale che lo ha detronizzato e ha fondato una nuova Turchia. Per tre anni l'esule lavora alla realizzazione del suo obiettivo. La sua corte è popolata da spie, mogli infedeli, eunuchi ubriaconi, feroci circassi con il demone della roulette, parenti spericolati e un medico depresso che un giorno viene trovato con un proiettile nella testa. Suicidio o omicidio? A chi toccherà la prossima volta? Cosa sta succedendo all'ombra del grande parco contiguo a quello dove vive il piccolo Italo Calvino? La magistratura italiana inizia caute indagini e i carabinieri intensificano la sorveglianza della villa. Riccardo Mandelli ricostruisce in questo libro una storia in cui si intrecciano le trame britanniche per assicurarsi il petrolio iracheno e abolire l'istituzione panislamica del califfato, le velleità coloniali del fascismo, la strenua lotta di Ataturk per creare uno stato laico. Attraverso la storia di Maometto VI Vahdeddin e l'agonia del grande impero che da secoli incombeva sull'Europa appaiono in una luce sorprendente le contraddizioni che ancora oggi lacerano il Medio Oriente voluto dalle potenze occidentali dopo la prima guerra mondiale.

Riccardo Mandelli: LE CASE DEL DESTINO


ALESSIO CIACCI:OBIETTIVO RIFIUTI ZERO: DA UTOPIA A REALTÀ IN 200 COMUNI






Venerdì 25 settembre, alle 20.45, presso Lo Spazio Vuoto, Via Bonfante 37, ApertaMente e Legambiente, con il Patrocinio della Provincia e del Comune di Imperia, e il sostegno del CESPIM, hanno organizzato un incontro, a ingresso libero, con Alessio Ciacci, esperto di politiche ambientali, eletto Personaggio Ambiente dell’anno 2012. Il titolo:
OBIETTIVO RIFIUTI ZERO: DA UTOPIA A REALTÀ IN 200 COMUNI
Alessio Ciacci, dal 2007 al 2013, è stato Assessore all’ambiente del Comune di Capannori, il primo, in Italia, ad aver aderito alla strategia internazionale “Rifiuti Zero”; in seguito ha guidato la società pubblica di gestione rifiuti di Messina; attualmente, oltre a presiedere l’ASM di Rieti, è consulente dell’Unione Europea e dell’ONU sui progetti di sostenibilità ambientale, fa parte dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, di Agende 21 per Kyoto e del Coordinamento Enti Locali per l’Acqua pubblica
Dal 2008 ha partecipato a diverse trasmissioni tra cui Annozero, Report, Presa Diretta, Geo & Geo, Ambiente Italia e “Caterpillar” ed ha pubblicato interventi su varie testate giornalistiche nazionali.











 Presenti,oltre ad un folto pubblico, il sindaco di Imperia, Carlo Capacci, il sindaco di Taggia, Vincenzo Genduso, che ha portato la sua testimonianza dell’esperienza di raccolta porta a porta nella città da lui amministrata, e numerosi amministratori. Con Alessio Ciacci si è discusso di un argomento all’ordine del giorno sia a Imperia sia nella maggior parte dei Comuni d’Italia: la questione rifiuti. Mentre inquinamento ed ecomafie mettono sempre più a rischio ambiente, salute, sicurezza e risparmi dei cittadini, in Italia 213 Comuni hanno aderito a “Rifiuti Zero”, una strategia che si propone di trasformare i rifiuti in materiali da riutilizzare evitandone lo smaltimento nelle discariche e negli inceneritori.
Il Comune di Capannori,  il primo a iniziare questo percorso, ha raggiunto l’obiettivo grazie alla partecipazione e al senso civico dei cittadini ma anche e soprattutto grazie alle capacità progettuali e all’entusiasmo di Alessio Ciacci che ci ha aiutato a comprendere sia i benefici della raccolta differenziata sia i metodi che i “Comuni Virtuosi” come quelli in cui egli opera stanno applicando.
Un altro mondo è possibile? In una recente intervista Ciacci ha detto:“Negli enti locali ci sono occasioni preziosissime per aprire spazi veri di partecipazione; attraverso queste progettualità si può ricostruire un rapporto, spesso purtroppo andato perso negli anni, tra politica e cittadinanza, tra istituzioni e territorio, per condividere e compartecipare alla scelte della comunità. Attraverso questi percorsi si dà forza alla parola democrazia, si alimentano la consapevolezza e l’importanza dell’impegno di tutti.(…) Rifiuti Zero ci dicevano fosse un’utopia, oggi la stiamo costruendo e dobbiamo far crescere sempre più questa strategia altrimenti, come ci dicono gli scienziati, termineremo presto il pianeta in cui abitiamo.”
Quello del 25 settembre è stato il quarto della serie di incontri “Le persone e le cose. Una nuova etica per la salute, l’ambiente e i beni comuni” ai quali parteciperanno, entro la fine del 2015, Duccio Demetrio, Vito Mancuso e Vittorio Coletti.


Alberto Gabrielli e Canio Tiri: “ Ambiente, Bene comune”





Venerdì 11 settembre, alle ore 20.45, presso la Libreria Ragazzi, Via Vieusseux 14, le Associazioni ApertaMente e Legambiente, con il Patrocinio della Provincia e del Comune di Imperia , e il sostegno del CESPIM, hanno organizzato un incontro con Alberto Gabrielli, Dottore in Scienze Forestali, e Canio Tiri, Architetto, dal titolo

“ Ambiente, Bene comune”















Nel corso dell’incontro, si è discusso della definizione di “Paesaggio” e si è cercato di stabilire soprattutto quando e in che modo dobbiamo difenderlo come Bene Comune: “Terrazzamenti, prati falciabili, colline vitate, aree industriali dismesse… quando, come e con quali risorse debbono essere tutelate ?”
Scrive il Prof. Gabrielli: “Se ci atteniamo ad una valutazione paesaggistica fondata su “bellezze naturali”, ogni ecosistema naturale è un Paesaggio. Ma l’ azione dell’ umanità ha modificato profondamente i territori (bonifiche idrauliche, terrazzamenti, deforestazioni, …) creando i Paesaggi Antropici tipici della ruralità, e la modernità industriale ha aggiunto un’incredibile quantità di “Paesaggi” altri, sui quali magari vale la pena di tornare, con atteggiamento, non pre-cluso, ma neppure a-critico. Ma potrebbe non bastare: per la beat generation cosa di più evocativo degli scali ferroviari deserti e polverosi di un’ America di Libertà ?; e per i vecchi operai di Detroit, con 50 anni di vita per la Ford, come non riconoscersi nei capannoni abbandonati e vandalizzati dall’ uomo e dal tempo ?” Forse solo considerazioni di tale tipo sono in grado di suggerire alla Politica le scelte e questa alla Pianificazione territoriale ed all’Urbanistica le forme e le modalità di salvaguardia, e, soprattutto, gestione dei Paesaggi, in grado di garantire le generazioni future dalla perdita totale della memoria, ma anche di evitare sprechi di intelligenze e risorse nella disperata rincorsa di un Passato, bello nel ricordo,…. ma da cui, come dice Giampiero Alloisio “siamo al sicuro…”.



Quello dell’11 settembre è stato il terzo di una serie di incontri dal titolo “Le persone e le cose. Una nuova etica per la salute, l’ambiente e i beni comuni” ai quali parteciperanno entro la fine del 2015, Duccio Demetrio, Alessio Ciacci; le conclusioni saranno affidate a Vito Mancuso e Vittorio Coletti.