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Presentazione 'Le case del destino' di Riccardo Mandelli
Immagini dalla bella e interessante presentazione del libro del professor Riccardo Mandelli 'Le case del destino': pubblico numeroso e attento, autore accattivante ed esaustivo...con la gentile partecipazione del presidente di Apertamente Imperia, Orlando Botti! Grazie a tutti...
Alcune pagine tratte dal libro di Riccardo Mandelli: LE CASE DEL DESTINO
"L’Italia dei comuni e degli
stati regionali aveva sempre oscillato tra la tentazione di sfruttare a fini
erariali la devozione verso la dea bendata e la necessità di difendere una
serie di principi morali con riflessi importanti sull’ordine pubblico. Anche se
la «tassa sulla speranza» sembrava l’unico tributo pagato volentieri dai
cittadini, alla fine era prevalsa l’opzione proibizionista: le istituzioni
civiche si erano orientate di preferenza verso le lotterie, molto meno soggette
a effetti collaterali rispetto a dadi e carte da gioco. Genova iniziò a
regolamentare il lotto nel 1634, codificando l’usanza di scommettere
sull’elezione dei senatori. Il sistema genovese si diffuse negli altri stati
italiani, soppiantando le lotterie preesistenti. In Piemonte, a Venezia, nello
Stato pontificio e a Napoli, ai nomi dei candidati a cariche pubbliche si
sostituivano quelli delle ragazze povere da marito, estratte periodicamente a
sorte per ricevere una somma come dote. L’unico “casinò” aperto legalmente
nella penisola, tra il 1638 e il 1774, rimase così il celebre Ridotto di
Venezia, teatro delle avventure di Casanova e Lorenzo Da Ponte.
Dovettero passare alcuni decenni piuttosto
densi prima che un altro governo – il ducato di Lucca – ritentasse
l’esperimento di una casa da gioco. Nel 1837 Carlo Lodovico di Borbone concesse a Carlo Adriano Mathis il permesso di
esercitare per nove anni «il faraone, la rossa e la nera» a Bagni, nella
frazione di Ponte a Serraglio. Nel ‘39 Mathis fu affiancato dal socio Edoardo
De Ginestet; i due ricevettero un’estensione della licenza per Viareggio. Il
gioco imperversò per qualche anno tra la comunità straniera e tra gli
aristocratici italiani che iniziavano a seguire la moda del soggiorno
climatico. La gente scrollava intanto la testa, mormorando che non si erano mai
viste prima così tante calamità naturali. Nel 1846 il duca ordinò la chiusura
dei circoli «per problemi di ordine pubblico». I biscazzieri lo citarono in
giudizio. L’anno dopo Carlo Lodovico si diede alla fuga, incalzato dai
liberali, e il suo trono venne assorbito in parte dalla Toscana, in parte da
Modena. La vertenza con Mathis e soci, ereditata dal Regno d’Italia, si
concluse solo nel 1870.
Nessun casinò, né a
Bagni di Lucca né altrove: il nuovo Stato, in quel delicato settore, aveva
deciso di muoversi con i piedi di piombo, ribadendo i divieti contenuti nel
codice sardo. L’unica iniziativa riguardava non a caso il lotto, riordinato dal
punto di vista legislativo nel novembre 1863.
Gli altri paesi europei procedevano in ordine
sparso, sulla base di esigenze e situazioni differenti. Lo sfruttamento commerciale del gioco d’azzardo andava di pari
passo con lo sviluppo dell’industria turistica. François Blanc, l’ideatore di Bad Homburg e di Montecarlo, aveva
individuato nella triade albergo-terme-casinò il modello vincente, capace di
assecondare le principali dinamiche della psiche umana: un comodo centro di
soggiorno, un polo dedicato alla salute e uno all’autodistruzione. All’inizio
la “cura” climatica o termale rappresentava un rimedio disperato contro
la tubercolosi, ma con l’avanzare del secolo e il miglioramento delle
cognizioni scientifiche il concetto si
era esteso fino a sfumare in quello di svago, divertimento, benessere, relax.
Sull’Adriatico si era fatto promotore del nuovo paradigma Paolo Mantegazza,
medico e antropologo, autore di volumi come La
fisiologia dell’amore, Le estasi
umane, Il dio ignoto. Mantegazza,
che da buon epicureo identificava il bene con il piacere, voleva introdurre
nello stabilimento balneare uno spirito gioioso e liberatorio che gli appariva
improponibile se si continuava a considerarlo come una succursale del
sanatorio. Sotto la sua direzione, Rimini inaugurò nel 1873 un tempio di Igea e
un grandioso Kursaal, ovvero «salone di cura», il nome pudicamente riservato ai
luoghi in cui, tra un concerto e una festa, si giocava d’azzardo. Presto molte
spiagge adriatiche e tirreniche ne seguirono l’esempio."
…………………………………………………………………………
"Campione
chiuse i battenti nel marzo 1939, quando la guerra aleggiava nell’aria come un
incubo e il feldmaresciallo del Reich Hermann Göring poteva concedersi qualche
settimana di relax a Sanremo, giocando moderatamente e sfoggiando divise
immacolate. Nel giugno 1940, con l’ingresso dell’Italia nel conflitto, si fermò
il casinò ligure. Quello di Venezia lo seguì poco dopo. Con l’occupazione del
Principato di Monaco da parte del nostro esercito, l’unico casinò “italiano”
attivo rimase Montecarlo. Dal novembre 1942 i tedeschi restarono anche lì
padroni assoluti del campo. Il 15 maggio ’43 un siluro lanciato da un
sottomarino inglese contro un’unità nemica esplose sulla scogliera e danneggiò
«una casa da gioco»: lo Sporting d’Été, supponiamo. Il tenente James R.
Drummond, che comandava il sommergibile, si guadagnò la fama di The man who broke the bank at Monte Carlo,
come nella vecchia, popolare canzone dedicata a un giocatore che aveva sbancato
quel casinò. Nel ‘44 Drummond sprofondò negli abissi con tutto il suo
equipaggio.
Dopo la liberazione il paese ribolliva di
soldati e civili uniti da una gran voglia di dimenticare le sofferenze degli
ultimi anni: musica, alcol, risse, vendette, fame, prostitute, ruffiani,
volontà di riscatto, progetti di rivoluzione sociale. E gioco d’azzardo. «Il
paese, oggi, è una sola bisca, dalla Alpi alla Sicilia» protestava alla fine
del ‘45 il ministro dell’Interno, il socialista Giuseppe Romita, davanti alle
delegazioni di Sanremo, Venezia, Rapallo, Viareggio, Gardone ecc. che bussavano
al suo ufficio reclamando il riconoscimento dei vecchi diritti in materia di
gioco o la concessione di nuovi. In quel momento i casinò più o meno in regola
saranno stati almeno quaranta, senza considerare le innumerevoli bische
improvvisate. Si gettavano sul tappeto le Am-lire, la valuta introdotta dagli
americani. Il ventunenne Eugenio Scalfari diresse per qualche tempo una casa da
gioco a Chianciano Terme. Suo padre, funzionario del casinò di Sanremo, aveva
ricevuto dalle autorità l’incarico di soddisfare le richieste che piovevano da
tutta Italia, ma non riusciva a trovare nessuno per Chianciano: «Lui non
voleva, insistetti sostenendo che tutto quello che sapevo me lo aveva insegnato
con i suoi racconti», racconta il fondatore di “Repubblica”. «Alla fine si
convinse. Chiesi in cambio due smoking, uno bianco e uno nero».
A Sanremo il Comitato di liberazione
nazionale aveva aperto una sala da gioco all’Hotel Vittoria e Roma; un’altra, a
cura dell’Associazione reduci dalla prigionia, era al Caffè Milano; una terza,
allestita dall’Associazione partigiani, allo stabilimento balneare Morgana, mai
veramente decollato come replica dello Sporting monegasco. Il casinò municipale
restava sbarrato. Non che mancasse la volontà di schiodarne le vecchie porte,
ma prima c’erano da risolvere alcune questioni. Angelo Belloni reclamava i
diritti della concessione Sait, che non sarebbe scaduta prima del ‘48. Il Cln
gli rinfacciava di averla ottenuta dal fascismo, cosa che Belloni non poteva
ovviamente negare, ma nemmeno rimproverarsi: tutti i membri della Sait
vantavano, chi più chi meno, benemerenze antifasciste. Negli anni del regime
pochi avevano notato i loro sentimenti libertari, ma appena possibile si erano
schierati dalla parte giusta, tanto che «nessun rilievo politico o morale
poteva essere mosso nei loro confronti». Lo stesso Belloni, simulando fedeltà
al regime, aveva in segreto ripetutamente aiutato la Resistenza; suo figlio
Maurizio aveva guidato un gruppo di partigiani con il nome di battaglia di
comandante Spina…"
RICCARDO MANDELLI: LE CASE DEL DESTINO Uomini, fatti e segreti dell’industria del gioco d’azzardo in italia dalla fine dell’ottocento a oggi
Venerdì 23 ottobre 2015, ore 21 presso Lo Spazio Vuoto, via Bonfante 37, Galleria degli Orti,
Imperia Maurizio Vezzaro, giornalista de “La
Stampa”, presenta il libro di Riccardo Mandelli:
Le case del destino. Uomini, fatti e segreti
dell’industria del gioco d’azzardo in Italia dalla fine dell’Ottocento a oggi
Un’organizzazione internazionale di biscazzieri, che
comprende parenti di sangue di sovrani e capi di Stato europei, cerca di
impiantare casinò in tutta l’Italia con l’appoggio di un uomo politico che ha
rivestito le più alte cariche istituzionali, perfino quella di presidente del
consiglio. Incredibile? No, tutto vero. E siamo solo all’inizio, alla
cosiddetta belle époque. Quando scoppia la guerra, un altro capo del
governo italiano, secondo molti affiliato alla mafia, fa costruire una grande casa
da gioco a scopo di spionaggio. Finito il conflitto, il suo gestore diventa uno
dei principali sponsor del nuovo movimento politico che si oppone al “contagio”
sovietico delle masse proletarie. Dietro, a tirare i fili senza apparire sulla
scena, nell'industria dell’azzardo e nella politica, c’è la più importante
banca del paese. A questo punto saremo meno sorpresi di scoprire che nelle
pieghe del delitto Matteotti svolgono un ruolo fondamentale gli affari che
uniscono gli uomini del governo con industriali, faccendieri e tenutari di
bische.
Quando finisce l’era di Mussolini, la strada degli
intrecci finanziari, politici e criminali che caratterizzano le maggiori
vicende storiche nazionali nel periodo della Guerra fredda è ormai spianata. E
infatti, caduto il Muro, torna evidente la parentela originaria tra capitalismo
e gioco d’azzardo, dividendo il mondo tra chi sta dalla parte del banco e chi è
costretto a elemosinare i gettoni della speranza.
Un libro che ricostruisce soprattutto le vicende dei
quattro principali casinò nella tradizione del gioco nel nostro paese. Con
stile narrativo e rigorosa documentazione d’archivio, Mandelli ci racconta come
la storia d’Italia, anche culturale, si sia spesso giocata sui tavoli verdi
delle “case del destino”.
AUTORE
Riccardo Mandelli è storico e scrittore. Tra i suoi
libri ricordiamo: L’ultimo sultano. Come l’Impero ottomano morì a Sanremo (Lindau
2011); Al casinò con Mussolini. Gioco d’azzardo, massoneria ed esoterismo
intorno all’ombra di Matteotti (Lindau 2012); Decreti sporchi. La lobby
del gioco d’azzardo e il delitto Matteotti (Giorgio Pozzi 2015); Sanremo
tenebra. Cento anni di delitti e misteri nella città del Festival,
Philobiblon, Ventimiglia 2015 (con Romano Lupi).
Riccardo Mandelli : LE CASE DEL DESTINO allo SPAZIO VUOTO
Venerdì 23 Ottobre alle ore 21.00 a Imperia presso il
teatro Lo Spazio Vuoto Riccardo Mandelli presenterà :
LE CASE DEL DESTINO.
L’evento è organizzato dall’Associazione culturale
ApertaMente Imperia in collaborazione con la Libreria Libri al Mare ( ex
Assolibro). Vi aspettiamo numerosi!!
Il libro raccoglie una serie di documenti aperti
al pubblico ma mai pubblicati che testimoniano il rapporto tra stato italiano e
gioco d'azzardo in un lungo percorso storico che si intreccia con vicende
di servizi, mafia, politica finanza ecc ecc.
"Dopo averlo scritto io personalmente ho
acquistato una nuova visione dell'attualità, anche al di là della questione
gioco, e spero che gli eventuali lettori possano trarne un certo
utile. " ( Riccardo Mandelli)
“ Un capitolo della biografia di Giovanni Boine” di Andrea Aveto

Giovedì
21 novembre, alle ore 21, presso la Sala Consultazione al secondo piano della
Biblioteca Civica “L. Lagorio, l'Associazione culturale “ApertaMente”,
nell’ambito del progetto "Femminile Plurale”, ha promosso la presentazione
del libro
“ Un capitolo della biografia di Giovanni Boine” di
Andrea Aveto
Hanno partecipato Andrea Aveto, Vittorio Coletti, Franco Contorbia,
dell’Università di Genova.
Chi era la donna che, nell'estate del 1959, consegnava a Giorgio Caproni due inediti di Giovanni Boine? Perché era lei a custodire quegli scritti? Quando e come ne era entrata in possesso? Per rispondere a queste domande, occorre risalire a ritroso lungo gli snodi di una vicenda intricata, in cui entrano in gioco due grandi poeti del Novecento, una pioniera del movimento femminista cattolico, un padre barnabita in odore di eresia, il segretario personale del Papa Buono e l'ultimo segretario del PCI... A prendere forma è, imprevedibilmente, la cronaca di una relazione sentimentale - la stessa che aveva ispirato allo scrittore di Porto Maurizio la trama del romanzo "Il peccato" - che è anche la storia delle carte (gli scritti letterari, le fotografie, soprattutto le lettere, molte delle quali inedite) che, a distanza di tanti anni, hanno consentito di raccontarla.
Chi era la donna che, nell'estate del 1959, consegnava a Giorgio Caproni due inediti di Giovanni Boine? Perché era lei a custodire quegli scritti? Quando e come ne era entrata in possesso? Per rispondere a queste domande, occorre risalire a ritroso lungo gli snodi di una vicenda intricata, in cui entrano in gioco due grandi poeti del Novecento, una pioniera del movimento femminista cattolico, un padre barnabita in odore di eresia, il segretario personale del Papa Buono e l'ultimo segretario del PCI... A prendere forma è, imprevedibilmente, la cronaca di una relazione sentimentale - la stessa che aveva ispirato allo scrittore di Porto Maurizio la trama del romanzo "Il peccato" - che è anche la storia delle carte (gli scritti letterari, le fotografie, soprattutto le lettere, molte delle quali inedite) che, a distanza di tanti anni, hanno consentito di raccontarla.
L’evento è stato organizzato
con il Patrocinio del Comune di Imperia, in collaborazione con l’Assessorato
alla Cultura e la Biblioteca Civica, il sostegno del CE.S.P.IM e della MAG MEDICA
“Un capitolo della biografia di Giovanni Boine” di Andrea Aveto.
Giovedì 21 novembre 2013 ore 20,45 presentazione del libro
“Un capitolo della
biografia di Giovanni Boine” di Andrea Aveto.
L’incontro letterario, nell’ambito del progetto Femminile Plurale a cura dell’Associazione Culturale Apertamente, avverrà presso la Sala Consultazione della Biblioteca Civica, al secondo piano.
Chi era la donna che, nell'estate del 1959, consegnava a Giorgio Caproni due inediti di Giovanni Boine? Perché era lei a custodire quegli scritti? Quando e come ne era entrata in possesso? Per rispondere a queste domande, occorre risalire a ritroso lungo gli snodi di una vicenda intricata, in cui entrano in gioco due grandi poeti del Novecento, una pioniera del movimento femminista cattolico, un padre barnabita in odore di eresia, il segretario personale del Papa Buono e l'ultimo segretario del PCI... A prendere forma è, imprevedibilmente, la cronaca di una relazione sentimentale - la stessa che aveva ispirato allo scrittore di Porto Maurizio la trama del romanzo "Il peccato" - che è anche la storia delle carte (gli scritti letterari, le fotografie, soprattutto le lettere, molte delle quali inedite) che, a distanza di tanti anni, hanno consentito di raccontarla
La partecipazione è libera e
gratuita.
Venerdì 16 novembre 2012 ore 19 sede ARCI CAMALLI Imperia Oneglia Via Bastioni di Mezzo
MARINO MAGLIANI con L’ ASSOCIAZIONE CULTURALE APERTAMENTE
PRESENTANO IL LIBRO ANTOLOGIA “PAPEL” E “LA CONCA DEL TEMPO” DI ELIO LANTERI
In occasione dell’evento sarà offerto un aperitivo. A seguire cena per chi desidera fermarsi con gli autori.
Per la cena occorre prenotare al nr. 3282190957
In occasione dell’evento sarà offerto un aperitivo. A seguire cena per chi desidera fermarsi con gli autori.
Per la cena occorre prenotare al nr. 3282190957
MANDELLI "AL CASINÒ CON MUSSOLINI"
SABATO 16 giugno, ore 18,30
Biblioteca Lagorio-Piazza DE Amicis
Presentazione del libro del Prof. Riccardo Mandelli
" Al casinò con Mussolini ", gioco d'azzardo, massoneria ed esoterismo intorno all'ombra di Matteotti
Introduzione e lettura critica del prof. Roberto Trovato, docente di Drammaturgia presso l'Università di Genova
Il gioco d’azzardo organizzato arriva in Italia verso la fine del XIX secolo, per impulso di ambienti legati alla massoneria. In breve tempo diventa il fulcro di interessi economici e politici contrapposti, con in prima fila i circoli aristocratici vicini alla Corona, i gerarchi fascisti, industriali rampanti, armatori, banche (fra tutte, la Comit), senza dimenticare le spie e i familiari del Duce, in primis il fratello Arnaldo. La liberalizzazione dei casinò, decisa nel 1924, scatenò una reazione a catena, fra le cui conseguenze Mandelli annovera anche il delitto Matteotti: a essa seguiranno anni di alterne fortune, durante i quali le sale da gioco attrassero personaggi quali Pirandello, Marinetti, Bontempelli, oltre a esponenti della teosofia e dell’antroposofia steineriana.
JOLE GARUTI " MAFIA A MILANO"
VENERDì 15 LUGLIO 2011,
alle ore 21, presso la
Sala Varaldo della ex Camera di Commercio di Imperia, Viale
Matteotti 48, Jole Garuti, presidente dellAssociazione Saveria
Antiochia-OMICRON, Osservatorio milanese sulla criminalità organizzata al Nord,
presenta il libro "Mafia a Milano". Sarà presente uno degli autori,
Gianpiero Rossi.
Nel corso dell'incontro, organizzato da Libera in collaborazione con
ApertaMente Imperia, ARCI, Chiesa Valdese e CGIL, sarà affrontato un tema di
grande attualità anche nella nostra zona: LA MAFIA AL NORD.
Come sostiene Jole Garuti sulla rivista OMICRON, "L’idea che le mafie sono
un fenomeno delle regioni meridionali e che i pericoli da noi sono ben altri,
perdura. C’è una sostanziale disponibilità a convivere con la mafia, come per
altro sia pure inconsapevolmente, si è fatto per una cinquantina d’anni."
Nelle nostre zone molti sono più preoccupati dalla presenza dei Rom o degli
extracomunitari, che dalla diffusione delle organizzazioni mafiose che
lentamente, senza coppola nè lupara, inquinano l'economia, la finanza e la
politica.
Anche al Nord è diventato ormai più che necessario far rinascere una coscienza
civile in difesa della legalità, per vincere quell'assurdo atteggiamento di
inadeguatezza, imbarazzo, opportunismo, cattiva coscienza, o addirittura di
complicità. che Barbara Spinelli ha definito “ignoranza militante”, ovvero
l’indisponibilità di principio a vedere, a sapere, a capire.
Ma occorre un'informazione attenta e responsabile. e proprio per questo scopo è
stato organizzato l'incontro di venerdì: affrontare e cercare di comprendere le
diverse sfaccettature del problema attraverso le informazioni e le osservazioni
di un giornalista come Gianpiero Rossi, attualmente caporedattore del
settimanale A, che già da cronista dell'Unità si occupava attivamente di
lavoro, legalità e diritti.
"Questo è un libro che ha lo straordinario merito di raccontare passo
passo come la mafia sia arrivata nel capoluogo lombardo e nelle province
circostanti e come si sia fatta padrona di ogni cosa senza alcun problema e
senza lasciare nemmeno le briciole, gestendo la cocaina di mezza Europa e
mietendo triliardi senza ritegno." dalla recensione di Benny Calasanzio su
Micromega del marzo scorso.
LA QUESTIONE IMMORALE
Venerdì 20 marzo 2009 alle ore 20.45, presso la Sala Varaldo della Camera di Commercio di Imperia, l’Associazione Culturale ApertaMente Imperia organizza un incontro con Bruno Tinti,che presenterà il suo nuovo libro “La questione immorale- Perché
la politica vuole controllare la Magistratura "
Bruno Tinti, fino a pochi mesi fa procuratore aggiunto di
Torino, dopo la denuncia di “Toghe Rotte”, affronta il tema della riforma della
giustizia demolendo uno a uno gli argomenti del ministro Alfano. Secondo Tinti,
infatti , “è dai tempi di Mani Pulite che la classe politica, senza distinzioni
di partito, lavora per lo stesso obiettivo: conquistare l’impunità” e tutte le
riforme che vengono attuate sono in realtà delle controriforme che stanno mettendo
a rischio la democrazia in Italia.
Tra queste, l’autore individua tra le più pericolose quella
che limiterà o abolirà le intercettazioni e quella che,
inasprendo le pene per giornalisti ed editori, metterà il bavaglio
all’informazione.
In realtà molto si potrebbe fare, e subito, per rendere più
efficiente la giustizia e far sì che la legge sia davvero uguale per tutti,
come prevede la nostra Costituzione che è nata nel 1948 per garantire i
cittadini dagli abusi del potere, “da leggi inique, prepotenti, fatte
nell’interesse di pochi e contro gli interessi di tanti”. Tinti lo dimostra,
proponendo molte riforme possibili che permetterebbero di farla funzionare
meglio garantendo rigorosamente l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura
come deve essere in uno stato democratico.
La sua critica non risparmia neppure i magistrati soprattutto
per quanto riguarda la gestione delle carriere, ma non sono loro che devono
fare le leggi giuste che restituiscano valore al dettato costituzionale. Questo
compito spetta ai politici verso i quali i cittadini non devono mai smettere di esercitare una
costante vigilanza perché, come già affermava Norberto Bobbio nel
1958, “Se oggi c'è un problema della democrazia in Italia, è più un
problema di principi che di istituzioni... Dobbiamo essere democratici sempre
in allarme."
MARAINI "IL TRENO DELL'ULTIMA NOTTE"
Lunedì 9
febbraio 2009, nell’ambito del Progetto “You&Me” finanziato dal CE.S.P.IM e
organizzato dall’Associazione culturale ApertaMente, e del Progetto“Pari
Opportunità – Elogio della diversità” organizzato dal Liceo Vieusseux, in
collaborazione con Istituto Statale d’Arte, Scuola Media Boine, DAMS di
Imperia, col Patrocinio dell’Assessorato alle Pari Opportunità della Regione
Liguria, della Provincia e del Comune di Imperia, realizzato col Dipartimento
Pari Opportunità della Presidenza Consiglio dei Ministri,al Teatro Cavour di
Imperia alle ore 10.30 , con ingresso riservato ai soli studenti delle scuole
medie e superiori, e alle ore 21.00, con ingresso libero al
pubblico, Dacia Maraini presenterà il suo romanzo “Il treno
dell’ultima notte”, libro che ci porta nella più abissale delle violenze
storiche, l’olocausto.
Dacia
Maraini in queste pagine rende il suo omaggio, di donna libera e impegnata, al
secolo appena trascorso, toccando i nodi centrali, i nervi ancora scoperti di
una società che ha sperimentato l'orrore della civiltà e che lentamente prova a
risollevarsi. Lo fa regalandoci un personaggio femminile ricco di umanità e
verità, una donna capace di superare le paure e le convenzioni per vivere in
prima persona, toccare con mano, la tragedia che si consuma in Europa e di cui
nessuno è ancora consapevole. Una donna carica di un coraggio che solo il
desiderio di conoscenza può ispirare, che diventa simbolo di una passione tutta
umana per la ricerca. A queste donne Dacia Maraini ci ha abituati in questi
anni, ispirando valori che trovano nell'espressione completa della femminilità
tutta la loro carica dirompente. Lo fa, anche in questo romanzo, con la classe
e la precisione di una prosa perfetta, armoniosa che ricorda i grandi classici
della letteratura mondiale
TRAVAGLIO " PER CHI SUONA LA BANANA"
Mercoledì 17 dicembre 2008, ore 21, presso l’Aula Magna del Polo Universitario di via Nizza, ad Imperia, ApertaMente e CE.S.P.IM riportano ad Imperia Marco Travaglio, che presenterà i suoi due ultimi libri: “Per chi suona la banana” e “Bavaglio”, quest’ultimo scritto insieme a Peter Gomez e a Marco Lillo. In essi l’autore torna sui suoi temi preferiti: uno sguardo feroce e documentato sulla politica italiana degli ultimi anni, sui fatti e misfatti delle caste e delle mafie del nostro Paese e sul dominio di un’informazione distorta o inesistente.
“Bavaglio”, uscito il 21 luglio in libreria, racconta i giorni di giugno e luglio 2008, quando è stato approvato il nuovo lodo Maccanico-Schifani-Alfano per garantire l'immunità alle più alte cariche dello stato. Quella del premier in particolare. In via d'urgenza. E in nome della sicurezza.
Per chi suona la banana”, il nuovo libro di Travaglio che uscirà in libreria il 12 dicembre, racconta con graffiante puntiglio e feroceamore per la verità i dodici mesi finali dell’Unione Brancaleone e i primi sei del Berlusconi III, o meglio, come spiega Marco Travaglio nella Premessa “ la storia tragicomica del suicidio politico, culturale, esistenziale, forse generazionale di una classe dirigente, quella che ora si fa chiamare Partito democratico e Sinistra Arcobaleno, o qualcosa del genere, e che ha riconsegnato per la terza volta il paese a una barzelletta ambulante. Una classe dirigente al cui confronto Fantozzi e Tafazzi sono due vincenti… ma che ha deciso – bontà sua – di autoconfermarsi al vertice dei rispettivi partiti, in vista di nuove, appassionanti disfatte
IL PARTITO DEL CEMENTO
“La
Liguria sta coprendosi di quasi tre milioni di metri cubi di
cemento e se non c’è più posto a terra, si prova sul mare, costruendo nuovi
porti per decine di migliaia di posti barca. Non mancano neppure i grattacieli,
opera di architetti prestigiosi che hanno messo da parte qualsiasi scrupolo
paesaggistico.” “Politici locali e nazionali, di destra e di sinistra,
imprenditori, alti prelati, banchieri, siedono contemporaneamente in più
consigli di amministrazione e si spartiscono cariche pubbliche, concorsi,
appalti, finanziamenti”
Nel
libro-denuncia dei due coraggiosi e attenti giornalisti c’è posto anche per un
indagine sul porto di Imperia la cui costruzione è iniziata nel 2006 alla
presenza di Claudio Scajola e Claudio Burlando. Sarà il più grande porto
turistico del Mediterraneo e avrà 1440 posti barca; ma ai lunghi moli che già
stanno invadendo il piccolo golfo imperiese si aggiungeranno 112 appartamenti,
negozi, attività artigianali in “armonia” con gli altri 80.000 metri cubi
di case, multisale cinematografiche, uffici, alberghi, e posti auto che a
ponente, nell’area ex ferriere, futura “Porta del Mare”, saranno edificati
dalla ditta Colussi.
La grande
riqualificazione della vasta area fronte mare, lasciata per decenni in stato di
degrado e abbandono, si rivelerà una grande colata di cemento appena
ingentilita dal parco urbano, aperto alla cittadinanza in questi giorni,
accanto al quale funzionerà, finalmente, un utile depuratore, il secondo o
terzo(?) costruito in zona.
L’inchiesta
attenta dei due giornalisti svela quale “ragnatela di interessi e di potere” si
nasconda dietro la cementificazione delle coste, senza rispetto per la natura e
il paesaggio di Liguria che, come dice Marco Travaglio nella prefazione, “un
tempo attirava uomini di cultura da tutto il mondo, da Marguerite Duras a
Ernest Hemingway, e oggi calamita palazzinari e professionisti del brutto”.
Sollecitiamo
tutta la cittadinanza a partecipare all’incontro al quale sono stati invitati
alcuni rappresentanti dei partiti locali.
NON CHIAMARMI ZINGARO
La paura
dello zingaro, dello straniero, del diverso, si sta diffondendo sempre più nel
nostro paese producendo ripetutamente episodi di violenza e intolleranza. Nello
scorso giugno, per risolvere il problema dello sfruttamento dei minori e dei
frequenti episodi di illegalità, si proponeva di schedare mediante il prelievo
delle impronte i bambini Rom, e si sosteneva che questa misura avrebbe
contribuito a farli uscire dalle condizioni di povertà e marginalità. Pochi
giorni fa un altro episodio che testimonia del grave clima di pregiudizio e
sospetto di cui sono vittima i nomadi: una bambina e una madre, nell’isola di
Kos, vengono sottoposte al test del DNA a causa della somiglianza della piccola
con Denise Pipitone, la bambina scomparsa in Sicilia alcuni anni fa.
Dopo aver
assistito di persona a un grave sopruso nei confronti di un rom, Pino
Petruzzelli, che da anni col suo teatro lavora per mettere la cultura al
servizio di importanti cause sociali, ha deciso di andare a conoscere in prima
persona i popoli Rom e Sinti e di raccontare la sua esperienza in questo libro
“per dare più voce all’unico popolo al mondo la cui storia è sempre stata
scritta dagli altri”.
Oltre che
con artisti, giostrai, mendicanti, il noto attore si è incontrato anche con
tanti cittadini italiani di origini rom e sinti (un infermiere, un fornaio, una
dottoressa e persino un frate), che vivono nella nostre città e non hanno il
coraggio di dichiarare le loro origini per paura di perdere il lavoro o la
stima degli altri.
L’autore
ricorda anche le persecuzioni e le torture per le quali in Europa durante il
nazismo morirono mezzo milione di zingari; ad Auschwitz e Dachau essi venivano
contrassegnati col triangolo nero degli asociali e il loro braccio veniva
marchiato a fuoco con la “Z”; ritenuti portatori del “gene del nomadismo” erano
sottoposti ad esperimenti e torture.
Tra le
tante testimonianze riportate nel libro, anche quella di Francesco Biga,
direttore dell'Istituto storico della Resistenza di Imperia che ricorda che
anche tra i partigiani ci furono molti zingari, fra questi un imperiese “Morto
all’età di ventun anni, Giuseppe Catter, il partigiano Tarzan, era uno zingaro.
Ci furono altri sinti e rom che combatterono per restituire libertà al nostro
Paese. Peccato che nessuno lo sappia.”
L’iniziativa
fa parte del progetto “You & me” che ha lo scopo di favorire il dialogo e
la discussione tra generazioni su temi di particolare rilevanza
socio-culturale. L’ingresso è libero.
COMPAGNI CHE SBAGLIANO
Venerdì 13 Aprile 2007, alle ore 21, presso la Sala Varaldo, Camera di Commercio di Imperia, Viale Matteotti 48, ApertaMente Imperia, in collaborazione con CE.S.P.IM e ARCI provinciale, organizza un incontro con Gianni Barbacetto, giornalista del settimanale Diario e collaboratore di Micromega, che presenta il suo libro
Compagni che sbaglianoLa Sinistra al governo e altre storie della nuova Italia
Introduce il Prof. Vittorio Coletti, Docente di Storia della Lingua Italiana all’Università degli Studi di Genova.
L’incontro fa parte del Progetto “Professione cittadino-Cittadini si diventa” ed è dedicato all’Art. 3 della Costituzione: “…è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che… impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”
Con l’iniziativa si intende continuare la riflessione sulla situazione politica italiana ripercorrendone i nodi cruciali, dalla nascita del governo di centro-sinistra ad oggi.
Il 21 febbraio 2007, il governo Prodi è andato in minoranza e resta debole, sia perché ha una maggioranza risicata al Senato sia perché in dieci mesi ha perso dieci punti di consensi.
Barbacetto definisce Romano Prodi “un diesel: dopo una partenza difficile è riuscito a far approvare una finanziaria durissima, ha bloccato l’emorragia dei conti dello Stato, ha ridato fiato allo sviluppo economico, avviato un programma di liberalizzazioni e rimesso in piedi una coalizione rissosa. Ma è sufficiente?”
Nel libro si raccontano le storie della “nuova Italia… così diverse ma così simili a quelle della vecchia”.
A questo punto il dibattito tra i sostenitori del centro sinistra è molto complesso. Cosa fare? Disperarsi? Allontanarsi sempre più dalla politica? Non andare più a votare? Oppure accettare il male minore per evitare il ritorno di Berlusconi?
“La verità- sostiene Barbacetto- è che ormai i partiti sono morti e non lo sanno. Fortissimi in termini di potere, di occupazione di posti, di visibilità mediatica. Inesistenti nella società, nella vita reale”
LA SCOMPARSA DEI FATTI
FOTO NON FATTE
Venerdì 13
ottobre 2006 ore 21.00 al Centro
Culturale Polivalente Piazza Duomo –
Imperia
Antonella Viale presenta il libro “Foto non fatte” di Barbara Panelli, torinese
ma ligure di adozione. La scrittura di Barbara Panelli, mai banale,a tratti
sperimentale, è tutta giocata sull’osservazione minuziosa e oggettiva della
realtà,senza mai, però, trascurare una
finissima analisi introspettiva.
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