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Presentazione 'Le case del destino' di Riccardo Mandelli








Immagini dalla bella e interessante presentazione del libro del professor Riccardo Mandelli 'Le case del destino': pubblico numeroso e attento, autore accattivante ed esaustivo...con la gentile partecipazione del presidente di Apertamente Imperia, Orlando Botti! Grazie a tutti...

Alcune pagine tratte dal libro di Riccardo Mandelli: LE CASE DEL DESTINO





"L’Italia dei comuni e degli stati regionali aveva sempre oscillato tra la tentazione di sfruttare a fini erariali la devozione verso la dea bendata e la necessità di difendere una serie di principi morali con riflessi importanti sull’ordine pubblico. Anche se la «tassa sulla speranza» sembrava l’unico tributo pagato volentieri dai cittadini, alla fine era prevalsa l’opzione proibizionista: le istituzioni civiche si erano orientate di preferenza verso le lotterie, molto meno soggette a effetti collaterali rispetto a dadi e carte da gioco. Genova iniziò a regolamentare il lotto nel 1634, codificando l’usanza di scommettere sull’elezione dei senatori. Il sistema genovese si diffuse negli altri stati italiani, soppiantando le lotterie preesistenti. In Piemonte, a Venezia, nello Stato pontificio e a Napoli, ai nomi dei candidati a cariche pubbliche si sostituivano quelli delle ragazze povere da marito, estratte periodicamente a sorte per ricevere una somma come dote. L’unico “casinò” aperto legalmente nella penisola, tra il 1638 e il 1774, rimase così il celebre Ridotto di Venezia, teatro delle avventure di Casanova e Lorenzo Da Ponte.
Dovettero passare alcuni decenni piuttosto densi prima che un altro governo – il ducato di Lucca – ritentasse l’esperimento di una casa da gioco. Nel 1837 Carlo Lodovico di Borbone concesse a Carlo Adriano Mathis il permesso di esercitare per nove anni «il faraone, la rossa e la nera» a Bagni, nella frazione di Ponte a Serraglio. Nel ‘39 Mathis fu affiancato dal socio Edoardo De Ginestet; i due ricevettero un’estensione della licenza per Viareggio. Il gioco imperversò per qualche anno tra la comunità straniera e tra gli aristocratici italiani che iniziavano a seguire la moda del soggiorno climatico. La gente scrollava intanto la testa, mormorando che non si erano mai viste prima così tante calamità naturali. Nel 1846 il duca ordinò la chiusura dei circoli «per problemi di ordine pubblico». I biscazzieri lo citarono in giudizio. L’anno dopo Carlo Lodovico si diede alla fuga, incalzato dai liberali, e il suo trono venne assorbito in parte dalla Toscana, in parte da Modena. La vertenza con Mathis e soci, ereditata dal Regno d’Italia, si concluse solo nel 1870.
Nessun casinò, né a Bagni di Lucca né altrove: il nuovo Stato, in quel delicato settore, aveva deciso di muoversi con i piedi di piombo, ribadendo i divieti contenuti nel codice sardo. L’unica iniziativa riguardava non a caso il lotto, riordinato dal punto di vista legislativo nel novembre 1863.
Gli altri paesi europei procedevano in ordine sparso, sulla base di esigenze e situazioni differenti. Lo sfruttamento commerciale del gioco d’azzardo andava di pari passo con lo sviluppo dell’industria turistica. François Blanc, l’ideatore di Bad Homburg e di Montecarlo, aveva individuato nella triade albergo-terme-casinò il modello vincente, capace di assecondare le principali dinamiche della psiche umana: un comodo centro di soggiorno, un polo dedicato alla salute e uno all’autodistruzione. All’inizio la “cura” climatica o termale rappresentava un rimedio disperato contro la tubercolosi, ma con l’avanzare del secolo e il miglioramento delle cognizioni scientifiche il concetto si era esteso fino a sfumare in quello di svago, divertimento, benessere, relax. Sull’Adriatico si era fatto promotore del nuovo paradigma Paolo Mantegazza, medico e antropologo, autore di volumi come La fisiologia dell’amore, Le estasi umane, Il dio ignoto. Mantegazza, che da buon epicureo identificava il bene con il piacere, voleva introdurre nello stabilimento balneare uno spirito gioioso e liberatorio che gli appariva improponibile se si continuava a considerarlo come una succursale del sanatorio. Sotto la sua direzione, Rimini inaugurò nel 1873 un tempio di Igea e un grandioso Kursaal, ovvero «salone di cura», il nome pudicamente riservato ai luoghi in cui, tra un concerto e una festa, si giocava d’azzardo. Presto molte spiagge adriatiche e tirreniche ne seguirono l’esempio."

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"Campione chiuse i battenti nel marzo 1939, quando la guerra aleggiava nell’aria come un incubo e il feldmaresciallo del Reich Hermann Göring poteva concedersi qualche settimana di relax a Sanremo, giocando moderatamente e sfoggiando divise immacolate. Nel giugno 1940, con l’ingresso dell’Italia nel conflitto, si fermò il casinò ligure. Quello di Venezia lo seguì poco dopo. Con l’occupazione del Principato di Monaco da parte del nostro esercito, l’unico casinò “italiano” attivo rimase Montecarlo. Dal novembre 1942 i tedeschi restarono anche lì padroni assoluti del campo. Il 15 maggio ’43 un siluro lanciato da un sottomarino inglese contro un’unità nemica esplose sulla scogliera e danneggiò «una casa da gioco»: lo Sporting d’Été, supponiamo. Il tenente James R. Drummond, che comandava il sommergibile, si guadagnò la fama di The man who broke the bank at Monte Carlo, come nella vecchia, popolare canzone dedicata a un giocatore che aveva sbancato quel casinò. Nel ‘44 Drummond sprofondò negli abissi con tutto il suo equipaggio.
Dopo la liberazione il paese ribolliva di soldati e civili uniti da una gran voglia di dimenticare le sofferenze degli ultimi anni: musica, alcol, risse, vendette, fame, prostitute, ruffiani, volontà di riscatto, progetti di rivoluzione sociale. E gioco d’azzardo. «Il paese, oggi, è una sola bisca, dalla Alpi alla Sicilia» protestava alla fine del ‘45 il ministro dell’Interno, il socialista Giuseppe Romita, davanti alle delegazioni di Sanremo, Venezia, Rapallo, Viareggio, Gardone ecc. che bussavano al suo ufficio reclamando il riconoscimento dei vecchi diritti in materia di gioco o la concessione di nuovi. In quel momento i casinò più o meno in regola saranno stati almeno quaranta, senza considerare le innumerevoli bische improvvisate. Si gettavano sul tappeto le Am-lire, la valuta introdotta dagli americani. Il ventunenne Eugenio Scalfari diresse per qualche tempo una casa da gioco a Chianciano Terme. Suo padre, funzionario del casinò di Sanremo, aveva ricevuto dalle autorità l’incarico di soddisfare le richieste che piovevano da tutta Italia, ma non riusciva a trovare nessuno per Chianciano: «Lui non voleva, insistetti sostenendo che tutto quello che sapevo me lo aveva insegnato con i suoi racconti», racconta il fondatore di “Repubblica”. «Alla fine si convinse. Chiesi in cambio due smoking, uno bianco e uno nero».
A Sanremo il Comitato di liberazione nazionale aveva aperto una sala da gioco all’Hotel Vittoria e Roma; un’altra, a cura dell’Associazione reduci dalla prigionia, era al Caffè Milano; una terza, allestita dall’Associazione partigiani, allo stabilimento balneare Morgana, mai veramente decollato come replica dello Sporting monegasco. Il casinò municipale restava sbarrato. Non che mancasse la volontà di schiodarne le vecchie porte, ma prima c’erano da risolvere alcune questioni. Angelo Belloni reclamava i diritti della concessione Sait, che non sarebbe scaduta prima del ‘48. Il Cln gli rinfacciava di averla ottenuta dal fascismo, cosa che Belloni non poteva ovviamente negare, ma nemmeno rimproverarsi: tutti i membri della Sait vantavano, chi più chi meno, benemerenze antifasciste. Negli anni del regime pochi avevano notato i loro sentimenti libertari, ma appena possibile si erano schierati dalla parte giusta, tanto che «nessun rilievo politico o morale poteva essere mosso nei loro confronti». Lo stesso Belloni, simulando fedeltà al regime, aveva in segreto ripetutamente aiutato la Resistenza; suo figlio Maurizio aveva guidato un gruppo di partigiani con il nome di battaglia di comandante Spina…"


RICCARDO MANDELLI: LE CASE DEL DESTINO Uomini, fatti e segreti dell’industria del gioco d’azzardo in italia dalla fine dell’ottocento a oggi


Venerdì 23 ottobre 2015, ore 21 presso  Lo Spazio Vuoto, via Bonfante 37, Galleria degli Orti, Imperia   Maurizio Vezzaro, giornalista de “La Stampa”, presenta il libro di Riccardo Mandelli:
Le case del destino. Uomini, fatti e segreti dell’industria del gioco d’azzardo in Italia dalla fine dell’Ottocento a oggi





Un’organizzazione internazionale di biscazzieri, che comprende parenti di sangue di sovrani e capi di Stato europei, cerca di impiantare casinò in tutta l’Italia con l’appoggio di un uomo politico che ha rivestito le più alte cariche istituzionali, perfino quella di presidente del consiglio. Incredibile? No, tutto vero. E siamo solo all’inizio, alla cosiddetta belle époque. Quando scoppia la guerra, un altro capo del governo italiano, secondo molti affiliato alla mafia, fa costruire una grande casa da gioco a scopo di spionaggio. Finito il conflitto, il suo gestore diventa uno dei principali sponsor del nuovo movimento politico che si oppone al “contagio” sovietico delle masse proletarie. Dietro, a tirare i fili senza apparire sulla scena, nell'industria dell’azzardo e nella politica, c’è la più importante banca del paese. A questo punto saremo meno sorpresi di scoprire che nelle pieghe del delitto Matteotti svolgono un ruolo fondamentale gli affari che uniscono gli uomini del governo con industriali, faccendieri e tenutari di bische.
Quando finisce l’era di Mussolini, la strada degli intrecci finanziari, politici e criminali che caratterizzano le maggiori vicende storiche nazionali nel periodo della Guerra fredda è ormai spianata. E infatti, caduto il Muro, torna evidente la parentela originaria tra capitalismo e gioco d’azzardo, dividendo il mondo tra chi sta dalla parte del banco e chi è costretto a elemosinare i gettoni della speranza.
Un libro che ricostruisce soprattutto le vicende dei quattro principali casinò nella tradizione del gioco nel nostro paese. Con stile narrativo e rigorosa documentazione d’archivio, Mandelli ci racconta come la storia d’Italia, anche culturale, si sia spesso giocata sui tavoli verdi delle “case del destino”.


AUTORE

Riccardo Mandelli è storico e scrittore. Tra i suoi libri ricordiamo: L’ultimo sultano. Come l’Impero ottomano morì a Sanremo (Lindau 2011); Al casinò con Mussolini. Gioco d’azzardo, massoneria ed esoterismo intorno all’ombra di Matteotti (Lindau 2012); Decreti sporchi. La lobby del gioco d’azzardo e il delitto Matteotti (Giorgio Pozzi 2015); Sanremo tenebra. Cento anni di delitti e misteri nella città del Festival, Philobiblon, Ventimiglia 2015 (con Romano Lupi).

Riccardo Mandelli : LE CASE DEL DESTINO allo SPAZIO VUOTO








Venerdì 23 Ottobre alle ore 21.00 a Imperia presso il teatro Lo Spazio Vuoto Riccardo Mandelli presenterà :
 LE CASE DEL DESTINO.

L’evento è organizzato dall’Associazione culturale ApertaMente Imperia in collaborazione con la Libreria Libri al Mare ( ex Assolibro). Vi aspettiamo numerosi!!


 Il libro raccoglie una serie di documenti aperti al pubblico ma mai pubblicati che testimoniano il rapporto tra stato italiano e gioco d'azzardo in un lungo percorso storico che si intreccia con vicende di servizi, mafia, politica finanza ecc ecc. 

"Dopo averlo scritto io personalmente ho acquistato una nuova visione dell'attualità, anche al di là della questione gioco, e spero che gli eventuali lettori possano trarne un certo utile. "  ( Riccardo Mandelli)


“ Un capitolo della biografia di Giovanni Boine” di Andrea Aveto










Giovedì 21 novembre, alle ore 21, presso la Sala Consultazione al secondo piano della Biblioteca Civica “L. Lagorio, l'Associazione culturale “ApertaMente”, nell’ambito del progetto "Femminile Plurale”, ha promosso la presentazione del libro
“ Un capitolo della biografia di Giovanni Boine” di Andrea Aveto
Hanno partecipato  Andrea Aveto, Vittorio Coletti, Franco Contorbia, dell’Università di Genova.
Chi era la donna che, nell'estate del 1959, consegnava a Giorgio Caproni due inediti di Giovanni Boine? Perché era lei a custodire quegli scritti? Quando e come ne era entrata in possesso? Per rispondere a queste domande, occorre risalire a ritroso lungo gli snodi di una vicenda intricata, in cui entrano in gioco due grandi poeti del Novecento, una pioniera del movimento femminista cattolico, un padre barnabita in odore di eresia, il segretario personale del Papa Buono e l'ultimo segretario del PCI... A prendere forma è, imprevedibilmente, la cronaca di una relazione sentimentale - la stessa che aveva ispirato allo scrittore di Porto Maurizio la trama del romanzo "Il peccato" - che è anche la storia delle carte (gli scritti letterari, le fotografie, soprattutto le lettere, molte delle quali inedite) che, a distanza di tanti anni, hanno consentito di raccontarla.

L’evento è stato organizzato con il Patrocinio del Comune di Imperia, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e la Biblioteca Civica, il sostegno del CE.S.P.IM e della MAG MEDICA

“Un capitolo della biografia di Giovanni Boine” di Andrea Aveto.




           Giovedì 21 novembre 2013  ore 20,45  presentazione del libro

 “Un capitolo della biografia di Giovanni Boine” di Andrea Aveto.
 
         Parteciperanno ANDREA AVETO, VITTORIO COLETTI, FRANCO CONTORBIA, dell’Università degli Studi di Genova, DIRAS.
            L’incontro letterario, nell’ambito del progetto Femminile Plurale a cura dell’Associazione Culturale Apertamente, avverrà presso la Sala Consultazione della Biblioteca Civica, al secondo piano.


 Chi era la donna che, nell'estate del 1959, consegnava a Giorgio Caproni due inediti di Giovanni Boine? Perché era lei a custodire quegli scritti? Quando e come ne era entrata in possesso? Per rispondere a queste domande, occorre risalire a ritroso lungo gli snodi di una vicenda intricata, in cui entrano in gioco due grandi poeti del Novecento, una pioniera del movimento femminista cattolico, un padre barnabita in odore di eresia, il segretario personale del Papa Buono e l'ultimo segretario del PCI... A prendere forma è, imprevedibilmente, la cronaca di una relazione sentimentale - la stessa che aveva ispirato allo scrittore di Porto Maurizio la trama del romanzo "Il peccato" - che è anche la storia delle carte (gli scritti letterari, le fotografie, soprattutto le lettere, molte delle quali inedite) che, a distanza di tanti anni, hanno consentito di raccontarla

La partecipazione è libera e gratuita. 






























Venerdì 16 novembre 2012 ore 19 sede ARCI CAMALLI Imperia Oneglia Via Bastioni di Mezzo

MARINO MAGLIANI con  L’ ASSOCIAZIONE CULTURALE APERTAMENTE
PRESENTANO  IL LIBRO ANTOLOGIA “PAPEL”  E LA CONCA DEL TEMPO  DI ELIO LANTERI
In occasione dell’evento sarà offerto un aperitivo. A seguire cena per chi desidera fermarsi con gli autori.

Per la cena occorre prenotare al nr. 3282190957
































MANDELLI "AL CASINÒ CON MUSSOLINI"





SABATO 16 giugno, ore 18,30

Biblioteca Lagorio-Piazza DE Amicis

Presentazione del libro del Prof. Riccardo Mandelli

" Al casinò con Mussolini ", gioco d'azzardo, massoneria ed esoterismo intorno all'ombra di Matteotti

Introduzione e lettura critica del prof. Roberto Trovato, docente di Drammaturgia presso l'Università di Genova
Il gioco d’azzardo organizzato arriva in Italia verso la fine del XIX secolo, per impulso di ambienti legati alla massoneria. In breve tempo diventa il fulcro di interessi economici e politici contrapposti, con in prima fila i circoli aristocratici vicini alla Corona, i gerarchi fascisti, industriali rampanti, armatori, banche (fra tutte, la Comit), senza dimenticare le spie e i familiari del Duce, in primis il fratello Arnaldo. La liberalizzazione dei casinò, decisa nel 1924, scatenò una reazione a catena, fra le cui conseguenze Mandelli annovera anche il delitto Matteotti: a essa seguiranno anni di alterne fortune, durante i quali le sale da gioco attrassero personaggi quali Pirandello, Marinetti, Bontempelli, oltre a esponenti della teosofia e dell’antroposofia steineriana.

JOLE GARUTI " MAFIA A MILANO"




VENERDì 15 LUGLIO 2011, alle ore 21, presso la Sala Varaldo della ex Camera di Commercio di Imperia, Viale Matteotti 48, Jole Garuti, presidente dellAssociazione Saveria Antiochia-OMICRON, Osservatorio milanese sulla criminalità organizzata al Nord, presenta il libro "Mafia a Milano". Sarà presente uno degli autori, Gianpiero Rossi.
Nel corso dell'incontro, organizzato da Libera in collaborazione con ApertaMente Imperia, ARCI, Chiesa Valdese e CGIL, sarà affrontato un tema di grande attualità anche nella nostra zona: LA MAFIA AL NORD.
Come sostiene Jole Garuti sulla rivista OMICRON, "L’idea che le mafie sono un fenomeno delle regioni meridionali e che i pericoli da noi sono ben altri, perdura. C’è una sostanziale disponibilità a convivere con la mafia, come per altro sia pure inconsapevolmente, si è fatto per una cinquantina d’anni."
Nelle nostre zone molti sono più preoccupati dalla presenza dei Rom o degli extracomunitari, che dalla diffusione delle organizzazioni mafiose che lentamente, senza coppola nè lupara, inquinano l'economia, la finanza e la politica.
Anche al Nord è diventato ormai più che necessario far rinascere una coscienza civile in difesa della legalità, per vincere quell'assurdo atteggiamento di inadeguatezza, imbarazzo, opportunismo, cattiva coscienza, o addirittura di complicità. che Barbara Spinelli ha definito “ignoranza militante”, ovvero l’indisponibilità di principio a vedere, a sapere, a capire.
Ma occorre un'informazione attenta e responsabile. e proprio per questo scopo è stato organizzato l'incontro di venerdì: affrontare e cercare di comprendere le diverse sfaccettature del problema attraverso le informazioni e le osservazioni di un giornalista come Gianpiero Rossi, attualmente caporedattore del settimanale A, che già da cronista dell'Unità si occupava attivamente di lavoro, legalità e diritti.
"Questo è un libro che ha lo straordinario merito di raccontare passo passo come la mafia sia arrivata nel capoluogo lombardo e nelle province circostanti e come si sia fatta padrona di ogni cosa senza alcun problema e senza lasciare nemmeno le briciole, gestendo la cocaina di mezza Europa e mietendo triliardi senza ritegno." dalla recensione di Benny Calasanzio su Micromega del marzo scorso.



LA QUESTIONE IMMORALE





Venerdì 20 marzo 2009  alle ore 20.45, presso la Sala Varaldo della Camera di Commercio di Imperia, l’Associazione Culturale ApertaMente Imperia organizza un incontro con Bruno Tinti,che presenterà il suo nuovo libro “La questione immorale- Perché la politica vuole controllare la Magistratura" 

Bruno Tinti, fino a pochi mesi fa procuratore aggiunto di Torino, dopo la denuncia di “Toghe Rotte”, affronta il tema della riforma della giustizia demolendo uno a uno gli argomenti del ministro Alfano. Secondo Tinti, infatti , “è dai tempi di Mani Pulite che la classe politica, senza distinzioni di partito, lavora per lo stesso obiettivo: conquistare l’impunità” e tutte le riforme che vengono attuate sono in realtà delle controriforme che stanno mettendo a rischio la democrazia in Italia. 
Tra queste, l’autore individua tra le più pericolose quella che limiterà o abolirà le intercettazioni e quella che, inasprendo le pene per giornalisti ed editori, metterà il bavaglio all’informazione.
In realtà molto si potrebbe fare, e subito, per rendere più efficiente la giustizia e far sì che la legge sia davvero uguale per tutti, come prevede la nostra Costituzione che è nata nel 1948 per garantire i cittadini dagli abusi del potere, “da leggi inique, prepotenti, fatte nell’interesse di pochi e contro gli interessi di tanti”. Tinti lo dimostra, proponendo molte riforme possibili che permetterebbero di farla funzionare meglio garantendo rigorosamente l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura come deve essere in uno stato democratico.
La sua critica non risparmia neppure i magistrati soprattutto per quanto riguarda la gestione delle carriere, ma non sono loro che devono fare le leggi giuste che restituiscano valore al dettato costituzionale. Questo compito spetta ai politici verso i quali  i cittadini non devono mai smettere di esercitare una costante  vigilanza perché, come già affermava Norberto Bobbio nel 1958, “Se  oggi c'è un problema della democrazia in Italia, è più un problema di principi che di istituzioni... Dobbiamo essere democratici sempre in allarme."
















MARAINI "IL TRENO DELL'ULTIMA NOTTE"









Lunedì 9 febbraio 2009, nell’ambito del Progetto “You&Me” finanziato dal CE.S.P.IM e organizzato dall’Associazione culturale ApertaMente, e del Progetto“Pari Opportunità – Elogio della diversità” organizzato dal Liceo Vieusseux, in collaborazione con Istituto Statale d’Arte, Scuola Media Boine, DAMS di Imperia, col Patrocinio dell’Assessorato alle Pari Opportunità della Regione Liguria, della Provincia e del Comune di Imperia, realizzato col Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza Consiglio dei Ministri,al Teatro Cavour di Imperia alle ore 10.30 , con ingresso riservato ai soli studenti delle scuole medie e superiori,  e alle ore 21.00,  con ingresso libero al pubblico, Dacia Maraini  presenterà il suo romanzo “Il treno dell’ultima notte”, libro che ci porta nella più abissale delle violenze storiche, l’olocausto.
Dacia Maraini in queste pagine rende il suo omaggio, di donna libera e impegnata, al secolo appena trascorso, toccando i nodi centrali, i nervi ancora scoperti di una società che ha sperimentato l'orrore della civiltà e che lentamente prova a risollevarsi. Lo fa regalandoci un personaggio femminile ricco di umanità e verità, una donna capace di superare le paure e le convenzioni per vivere in prima persona, toccare con mano, la tragedia che si consuma in Europa e di cui nessuno è ancora consapevole. Una donna carica di un coraggio che solo il desiderio di conoscenza può ispirare, che diventa simbolo di una passione tutta umana per la ricerca. A queste donne Dacia Maraini ci ha abituati in questi anni, ispirando valori che trovano nell'espressione completa della femminilità tutta la loro carica dirompente. Lo fa, anche in questo romanzo, con la classe e la precisione di una prosa perfetta, armoniosa che ricorda i grandi classici della letteratura mondiale


TRAVAGLIO " PER CHI SUONA LA BANANA"





Mercoledì 17 dicembre 2008, ore 21, presso l’Aula Magna del Polo Universitario di via Nizza, ad Imperia, ApertaMente e CE.S.P.IM riportano ad Imperia Marco Travaglio, che presenterà i suoi due ultimi libri: “Per chi suona la banana” e “Bavaglio”, quest’ultimo scritto insieme a Peter Gomez e a Marco Lillo. In essi l’autore torna sui suoi temi preferiti: uno sguardo feroce e documentato sulla politica italiana degli ultimi anni, sui fatti e misfatti delle caste e delle mafie del nostro Paese e sul dominio di un’informazione distorta o inesistente.




“Bavaglio”, uscito il 21 luglio in libreria, racconta i giorni di giugno e luglio 2008, quando è stato approvato il nuovo lodo Maccanico-Schifani-Alfano per garantire l'immunità alle più alte cariche dello stato. Quella del premier in particolare. In via d'urgenza. E in nome della sicurezza.

”Quando”, scrive Peter Gomez, “la destra italiana preparava le nuove leggi per vietare ai magistrati e agli investigatori l'uso delle intercettazioni telefoniche per un'allarmante sequenza di reati. Proibire in perpetuo la loro pubblicazione e quella di ogni altro atto giudiziario, anche per riassunto. Deliberare il carcere per i giornalisti e ingenti multe per gli editori. E in nome della sicurezza sospendere la libertà di stampa..


Per chi suona la banana”, il nuovo libro di Travaglio che uscirà in libreria il 12 dicembre, racconta con graffiante puntiglio e feroceamore per la verità i dodici mesi finali dell’Unione Brancaleone e i primi sei del Berlusconi III, o meglio, come spiega Marco Travaglio nella Premessa “ la storia tragicomica del suicidio politico, culturale, esistenziale, forse generazionale di una classe dirigente, quella che ora si fa chiamare Partito democratico e Sinistra Arcobaleno, o qualcosa del genere, e che ha riconsegnato per la terza volta il paese a una barzelletta ambulante. Una classe dirigente al cui confronto Fantozzi e Tafazzi sono due vincenti… ma che ha deciso – bontà sua – di autoconfermarsi al vertice dei rispettivi partiti, in vista di nuove, appassionanti disfatte






IL PARTITO DEL CEMENTO






 La Liguria sta coprendosi di quasi tre milioni di metri cubi di cemento e se non c’è più posto a terra, si prova sul mare, costruendo nuovi porti per decine di migliaia di posti barca. Non mancano neppure i grattacieli, opera di architetti prestigiosi che hanno messo da parte qualsiasi scrupolo paesaggistico.” “Politici locali e nazionali, di destra e di sinistra, imprenditori, alti prelati, banchieri, siedono contemporaneamente in più consigli di amministrazione e si spartiscono cariche pubbliche, concorsi, appalti, finanziamenti”
Nel libro-denuncia dei due coraggiosi e attenti giornalisti c’è posto anche per un indagine sul porto di Imperia la cui costruzione è iniziata nel 2006 alla presenza di Claudio Scajola e Claudio Burlando. Sarà il più grande porto turistico del Mediterraneo e avrà 1440 posti barca; ma ai lunghi moli che già stanno invadendo il piccolo golfo imperiese si aggiungeranno 112 appartamenti, negozi, attività artigianali in “armonia” con gli altri 80.000 metri cubi di case, multisale cinematografiche, uffici, alberghi, e posti auto che a ponente, nell’area ex ferriere, futura “Porta del Mare”, saranno edificati dalla ditta Colussi.
La grande riqualificazione della vasta area fronte mare, lasciata per decenni in stato di degrado e abbandono, si rivelerà una grande colata di cemento appena ingentilita dal parco urbano, aperto alla cittadinanza in questi giorni, accanto al quale funzionerà, finalmente, un utile depuratore, il secondo o terzo(?) costruito in zona.
L’inchiesta attenta dei due giornalisti svela quale “ragnatela di interessi e di potere” si nasconda dietro la cementificazione delle coste, senza rispetto per la natura e il paesaggio di Liguria che, come dice Marco Travaglio nella prefazione, “un tempo attirava uomini di cultura da tutto il mondo, da Marguerite Duras a Ernest Hemingway, e oggi calamita palazzinari e professionisti del brutto”.
Sollecitiamo tutta la cittadinanza a partecipare all’incontro al quale sono stati invitati alcuni rappresentanti dei partiti locali.

NON CHIAMARMI ZINGARO


La paura dello zingaro, dello straniero, del diverso, si sta diffondendo sempre più nel nostro paese producendo ripetutamente episodi di violenza e intolleranza. Nello scorso giugno, per risolvere il problema dello sfruttamento dei minori e dei frequenti episodi di illegalità, si proponeva di schedare mediante il prelievo delle impronte i bambini Rom, e si sosteneva che questa misura avrebbe contribuito a farli uscire dalle condizioni di povertà e marginalità. Pochi giorni fa un altro episodio che testimonia del grave clima di pregiudizio e sospetto di cui sono vittima i nomadi: una bambina e una madre, nell’isola di Kos, vengono sottoposte al test del DNA a causa della somiglianza della piccola con Denise Pipitone, la bambina scomparsa in Sicilia alcuni anni fa. 
Dopo aver assistito di persona a un grave sopruso nei confronti di un rom, Pino Petruzzelli, che da anni col suo teatro lavora per mettere la cultura al servizio di importanti cause sociali, ha deciso di andare a conoscere in prima persona i popoli Rom e Sinti e di raccontare la sua esperienza in questo libro “per dare più voce all’unico popolo al mondo la cui storia è sempre stata scritta dagli altri”.
Oltre che con artisti, giostrai, mendicanti, il noto attore si è incontrato anche con tanti cittadini italiani di origini rom e sinti (un infermiere, un fornaio, una dottoressa e persino un frate), che vivono nella nostre città e non hanno il coraggio di dichiarare le loro origini per paura di perdere il lavoro o la stima degli altri.
L’autore ricorda anche le persecuzioni e le torture per le quali in Europa durante il nazismo morirono mezzo milione di zingari; ad Auschwitz e Dachau essi venivano contrassegnati col triangolo nero degli asociali e il loro braccio veniva marchiato a fuoco con la “Z”; ritenuti portatori del “gene del nomadismo” erano sottoposti ad esperimenti e torture. 
Tra le tante testimonianze riportate nel libro, anche quella di Francesco Biga, direttore dell'Istituto storico della Resistenza di Imperia che ricorda che anche tra i partigiani ci furono molti zingari, fra questi un imperiese “Morto all’età di ventun anni, Giuseppe Catter, il partigiano Tarzan, era uno zingaro. Ci furono altri sinti e rom che combatterono per restituire libertà al nostro Paese. Peccato che nessuno lo sappia.”
L’iniziativa fa parte del progetto “You & me” che ha lo scopo di favorire il dialogo e la discussione tra generazioni su temi di particolare rilevanza socio-culturale. L’ingresso è libero.

COMPAGNI CHE SBAGLIANO


Venerdì 13 Aprile 2007, alle ore 21, presso la Sala Varaldo, Camera di Commercio di Imperia, Viale Matteotti 48, ApertaMente Imperia, in collaborazione con CE.S.P.IM e ARCI provinciale, organizza un incontro con Gianni Barbacetto, giornalista del settimanale Diario e collaboratore di Micromega, che presenta il suo libro


Compagni che sbaglianoLa Sinistra al governo e altre storie della nuova Italia


Introduce il Prof. Vittorio Coletti, Docente di Storia della Lingua Italiana all’Università degli Studi di Genova.
L’incontro fa parte del Progetto “Professione cittadino-Cittadini si diventa” ed è dedicato all’Art. 3 della Costituzione: “…è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che… impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”
Con l’iniziativa si intende continuare la riflessione sulla situazione politica italiana ripercorrendone i nodi cruciali, dalla nascita del governo di centro-sinistra ad oggi.
Il 21 febbraio 2007, il governo Prodi è andato in minoranza e resta debole, sia perché ha una maggioranza risicata al Senato sia perché in dieci mesi ha perso dieci punti di consensi.
Barbacetto definisce Romano Prodi “un diesel: dopo una partenza difficile è riuscito a far approvare una finanziaria durissima, ha bloccato l’emorragia dei conti dello Stato, ha ridato fiato allo sviluppo economico, avviato un programma di liberalizzazioni e rimesso in piedi una coalizione rissosa. Ma è sufficiente?”
Nel libro si raccontano le storie della “nuova Italia… così diverse ma così simili a quelle della vecchia”.
A questo punto il dibattito tra i sostenitori del centro sinistra è molto complesso. Cosa fare? Disperarsi? Allontanarsi sempre più dalla politica? Non andare più a votare? Oppure accettare il male minore per evitare il ritorno di Berlusconi?
“La verità- sostiene Barbacetto- è che ormai i partiti sono morti e non lo sanno. Fortissimi in termini di potere, di occupazione di posti, di visibilità mediatica. Inesistenti nella società, nella vita reale” 

 


LA SCOMPARSA DEI FATTI




Associazione Culturale ApertaMente Imperia in collaborazione con CE.S.P.IM



Progetto “Professione cittadino-Cittadini si diventa”

Articolo 21 della Costituzione
Mercoledì 28 febbraio Ore 20.45
Cinema Centrale, Via Cascione Imperia
Marco Travaglio
Presenta
La scomparsa dei fatti
“Si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni”

IntrodurrannoLivia Carli e Gianni Oliveridella Compagnia Teatro Instabile di Imperiarecitando “Conferenza stampa” di H.PinterNell’Atrio del CinemaMostra su Emanuele LuzzatiAllestita dall’Istituto Statale d’Arte di ImperiaCon opere fornite da Museo Luzzati di Genova e Istituto Comprensivo di Diano Marina 


FOTO NON FATTE


Venerdì 13 ottobre 2006 ore 21.00  al Centro Culturale Polivalente  Piazza Duomo – Imperia


Antonella Viale  presenta il libro  “Foto non fatte” di Barbara Panelli, torinese ma ligure di adozione. La scrittura di Barbara Panelli, mai banale,a tratti sperimentale, è tutta giocata sull’osservazione minuziosa e oggettiva della realtà,senza mai, però,  trascurare una finissima analisi introspettiva.